«Natuzzi annuncia la chiusura di tre stabilimenti (tra Puglia e Basilicata) e la delocalizzazione della produzione in Romania, smentendo nei fatti gli impegni assunti solo pochi giorni fa in sede ministeriale. I vertici aziendali continuano a restare sordi dinanzi alle legittime richieste di lavoratori, sindacati e istituzioni e tutto ciò è francamente inaccettabile». Lo ha dichiarato ieri in una nota il consigliere regionale e presidente della commissione Bilancio del Consiglio regionale della Puglia, Ubaldo Pagano. Il gruppo italiano di arredamento per interni,
fondato nel 1959 e guidato da Pasquale Natuzzi, che nel 2025 ha chiuso il bilancio con una perdita di 30,6 milioni di euro tradisce insomma gli impegni presi, tenendo con il fiato sospeso 1.755 dipendenti oltre alla catena dei fornitori e dell'indotto. A tal proposito, ieri Adolfo Urso, ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha commentato così a margine di un evento: «Il fatto stesso che l'azienda utilizzi la cassa integrazione da vent'anni vuol dire che da vent'anni vi è un problema industriale». Il ministro Urso, il governo, i responsabili per le regioni Sicilia e Puglia,
oltre all'azienda e ai sindacati, interverranno al tavolo convocato per l'11 giugno al Mimit, dove diventa importante trovare delle risposte concrete sulla tenuta del perimetro industriale e dei livelli occupazionali.