Veterani dalla Siria e fanatici. Gli antagonisti ora alzano il tiro

Scritto il 01/02/2026
da Fausto Biloslavo

Attivisti inquadrati militarmente ed equipaggiati con caschi, maschere antigas per evitare i fumogeni della polizia, razzi e bombe carta per produrre il caos

Il blindato della polizia che brucia è il simbolo più drammatico ed evidente, che Askatasuna sta alzando il tiro. Strategia della violenza e del caos annunciata con il manifestino dal titolo "Torino è partigiana", che chiamava alla mobilitazione per il corteo di ieri finito con ben organizzati e programmati assalti alle forze dell'ordine. E potrebbe peggiorare se Askatasuna, antagonisti, anarchici, pro Pal decideranno di continuare ad alzare il livello dello scontro, come hanno fatto nel capoluogo piemontese.

Qualche centinaio di attivisti estremi inquadrati ed equipaggiati con caschi, volto coperto, maschere antigas per i fumogeni della polizia, razzi, bombe carta hanno scatenato un violento caos. Non solo sapevano come muoversi e contrastare la reazione delle forze dell'ordine, ma avevano in seconda linea squadre di soccorritori. Negli scontri del G 8 a Genova, di 25 anni fa, "infiltrato" con un travestimento da black bloc, avevo visto le stesse tattiche. Anche allora calarono in Italia militanti duri e puri dell'antagonismo da mezza Europa. I più violenti erano i tedeschi, ma a Torino sono arrivati rinforzi dalla Francia che neanche scherzano e a differenza del 2001 fondano l'ideologia di estrema sinistra con l'Islam delle nuove generazioni. Pochi sono stati intercettati e rimandati a casa. Gente pericolosa che a Torino alimentano e mescolano le proteste per il centro sociale chiuso, la tragedia di Gaza e Giorgia Meloni a testa in giù. In strada c'erano anche cattivi maestri della vecchia guardia, sia professori seminatori di zizzania, che gente contigua agli anni di piombo ai tempi delle Brigate rosse.

Askatasuna, però, conta fra le sue fila anche dei veterani di una guerra vera nel nordest della Siria. Dozzine di anarchici, antagonisti e membri del centro sociale hanno combattuto al fianco dei curdi siriani del Rojava, contro l'Isis, per liberare Raqqa. Uno di loro, Lorenzo Orsetti, nome di battaglia Tekosher, è caduto sul campo. Proprio sulla prima linea della capitale dello Stato islamico in Siria ne ho incontrati alcuni, compreso uno spilungone di Torino vicino ad Askatasuna, con una mitragliatrice da Rambo a tracolla. I curdi avevano addirittura organizzato un battaglione Antifà con la bandiera che viene sventolata pure nei cortei torinesi.

Non solo: Askatasuna si è fatta le ossa nelle proteste no Tav in Val di Susa. I militari che dovevano garantire la sicurezza dei cantieri raccontano che "erano organizzati militarmente. E usavano tattiche da combattimento, senza armi da fuoco, ma con molotov, pietre e armi bianche che fanno pure male".

La copertura è sempre quella della massa di manifestanti, in parte pacifici, da utilizzare come scudo, che poi si volatilizza quando il gioco si fa duro ed entrano in gioco le squadre d'assalto. Dalla Val di Susa a Torino il passo è breve soprattutto se hai veterani della guerra in Siria che consigliano e forse preparano i giovani da scagliare in prima linea. L'organizzazione degli assalti, i soccorritori, il piccolo "arsenale" di razzi e bombe carte dimostrano che il livello si sta alzando in termini di violenza e caos.

Per ora ci sono solo feriti, ma potrebbe scapparci il morto. E si rischia che vada sempre peggio se scenderanno in campo i veterani, che sanno usare bene le armi, quelle vere.