Sigfrido Ranucci, ancora una volta, sferra un attacco a il Giornale attraverso i suoi profili social. Dopo la pubblicazione delle chat in cui fa riferimento a un presunto “giro gay” nelle conversazioni con Maria Rosaria Boccia, il conduttore di Report scivola su una nuova gaffe nel tentativo scomposto di attaccare (ancora) il direttore e questo quotidiano. Tutto nasce da un articolo pubblicato da questa testata in cui si dà notizia del fatto che tra i primi 7 candidati vincitori di un concorso interno per stabilizzare 127 giornalisti in Rai, 2 sono attualmente impiegati nella redazione di Report. I primi 7 ottengono il diritto di proseguire nel lavoro nella produzione in cui già si trovano, gli altri, al contrario, vengono inseriti nelle redazioni regionali. Ma per Ranucci questo trasferimento equivale a una “deportazione”.
Per replicare all’articolo pubblicato da questo quotidiano, Ranucci fa un elenco a punti in cui spiega che “gli assunti provenienti dalla redazione di Report sono 8 non 2. E 6 se accetteranno saranno ‘deportati’ nelle sedi regionali”. Ranucci fa un uso quantomeno improprio della parola “deportati” in tale contesto ma questi sono comunque dettagli di cui il Giornale non ha dato contezza, perché irrilevanti, concentrandosi sui primi piazzamenti. “Crediamo che le parole del conduttore di Report siano inaccettabili. Nelle sedi regionali non si viene ‘deportati’ – termine a dir poco infelice e soprattutto irrispettoso per coloro che la deportazione, quella vera, l’hanno subita – ma si entra, grazie all’impegno di Usigrai, per selezione e non per chiamata diretta”, si legge in una nota diramata dal sindacato Usigrai. Quale che sia la ragione per la quale il conduttore ha utilizzato quel termine, in un contesto simile risulta sicuramente infelice e inappropriato.
Anche l'Unirai ha espresso indignazione per le parole del conduttore. "127 giornalisti finalmente liberi. Altro che "deportati". Tutti finalmente avranno un contratto, un tesserino, regole certe ed un percorso professionale dopo anni di incertezze. "La TGR non è un lager e non ci sono deportati. Le parole del collega Ranucci inoltre feriscono chi ha subito il dramma vero della deportazione e tutti i circa 800 giornalisti che già lavorano nelle sedi regionali. Unirai ha preteso la regolarizzazione dei contratti atipici applicati nella rete e, oggi, chi legge le parole di Ranucci, puó capire il valore liberatorio di questa grande iniziativa. Basta ai condizionamenti legati al rinnovo delle collaborazioni", ha commentato il sindacato.
In serata è arrivato anche il comunicato del Cda Rai. "In una fase di grande difficoltà per l’intero settore dell’editoria, il concorso indetto da Rai rappresenta un’opportunità concreta di lavoro e di futuro per 127 giornaliste e giornalisti. È quindi necessario tutelare chi ha superato le prove di idoneità e riconoscere il lavoro svolto dalle commissioni nel rispetto delle procedure previste". Ancora: "Il confronto critico è legittimo, ma accuse generiche o rappresentazioni distorte rischiano di danneggiare professionalità e credibilità dell’azienda.
In un momento così delicato è fondamentale ribadire la serietà e la correttezza delle procedure adottate". E infine: "Allo stesso tempo, chiunque abbia sollevato accuse o dubbi è invitato a rappresentarli nelle sedi opportune, anche attraverso un’audizione formale per rendere credibile le sue affermazioni. Questo affinché l’azienda possa verificare con attenzione ogni elemento e far derivare da questa verifica ogni opportuna azione anche a tutela di chi ha lavorato nella commissione, dei 127 giornalisti selezionati e dell’intera Rai".
Il presidente dei senatori di Forza Italia, e membro della Vigilanza Rai, Maurizio Gasparri ha tuonato: "Ranucci è riuscito a fare indignare anche i sindacati Usigrai e Unirai della Rai, offendendo dei giornalisti che devono andare a fare il loro lavoro presso le sedi regionali come se fossero 'deportati'. Offende con arroganza gente che si conquista il proprio lavoro sottoponendosi a selezioni. Oramai la presunzione di questo personaggio ha superato ogni limite e confine. È un bene che i sindacati della Rai lo abbiano pubblicamente censurato così ha fatto di fronte a umili e semplici lavoratori la figura che merita. Ranucci è davvero un cattivo esempio. E certamente i giornalisti che dovranno andare a fare il loro lavoro nelle sedi regionali della Rai sapranno che come modello per il loro futuro dovranno guardare ad esempi diversi da quello negativo che gli ha offerto il pluriquerelato Ranucci".
Ora Ranucci, evidentemente non abituato alle critiche bipartisan, sempre dai social ha deciso di attaccare sia Unirai che Usigrai. Usa il sarcasmo, sostiene che è “la bella notizia per la Rai è che sono riuscito a ricongiungere i due sindacati dei giornalisti Rai” e si difende dalle critiche per la parola “deportazione”, sostenendo di averlo “inserito tra virgolette grazie ai consigli di un grande esperto di comunicazione”. Insomma, la colpa non è sua ma di chi lo ha consigliato. Quindi “interroga” i sindacati sulle modalità del concorso, un altro elenco a punti nel quale chiede a Usigrai e Unirai quale sia, secondo loro, “il termine giusto per rappresentare un concorso” che a suo avviso non è adeguato. Sviluppa un altro elenco a punti in cui critica le modalità del concorso e alla fine considera le critiche (che lui chiama attacchi) dei sindacati come un "riconoscimento della mia coerenza”.
Indossa quindi ancora i panni della vittima e sembra sostenere che la sua trasmissione non dovrebbe mai essere criticata quando sostiene che “la difesa di trasmissioni come Report e Presa Diretta, non è una maglietta che indossi la mattina e te la sfili la sera quando magari coincide con i propri interessi”. E a quel punto, suggerisce ai sindacati quale sarebbe dovuto essere l’oggetto del loro attacco, non l’uso della parola “deportazione” ma il Giornale: “Ricordo inoltre che le mie critiche sono partite dalla cialtronata scritta dal Giornale del Gruppo Angelucci, che da tempo sta portando avanti una campagna di delegittimazione di Report e della sua squadra, al cui direttore nonostante questo verrà affidata una striscia quotidiana. L'ennesima affidata a giornalisti esterni. Su questo e a difesa della competenza dei giornalisti interni Rai, i due sindacati uniti, hanno nulla da dire?”