Conte come De Raho. È finito nella Commissione che indaga (pure) su di lui

Scritto il 01/02/2026
da Felice Manti

L'ex premier ha accesso a dati e carte inedite o secretate sulla pandemia ma da commissario non può essere audito

Giuseppe Conte non risponde alle critiche sollevate sulla gestione della pandemia Covid emerse nel corso delle audizioni della commissione d'inchiesta presieduta dal senatore Marco Lisei (Fdi). È un suo diritto farlo, sebbene forse qualcosina dovrebbe replicare. Anche perché nei giorni scorsi è stato chiamato direttamente in causa dall'ex Dg delle Dogane Marcello Minenna, che ha sostanzialmente detto che le deroghe previste nella giurisprudenza emergenziale prevista nel Cura Italia (decreto del 17 marzo 2020, articoli 15 e 1) avrebbero riguardato "tutto ciò che era previsto dalla deroga", mascherine pericolose comprese. "Cosciente del pericolo facevo fare le verifiche icto oculi", senza contraddittorio, ha ammesso Minenna. Qualcosa non ha funzionato, se le mascherine farlocche del commissario all'Emergenza Domenico Arcuri sono arrivate a ospedali e forze dell'ordine. Conte ha fatto una legge che ha abolito reati? Conte dovrebbe essere audito dalla commissione Covid ma come componente non può. È come per i componenti della commissione Antimafia Federico Cafiero de Raho e Roberto Scarpinato, sfiorati da sospetti e veleni nelle vicende Striano e mafia-appalti. Per amor di verità Conte dovrebbe farsi da parte e farsi ascoltare, come chiedono da mesi i meloniani in commissione Covid Alice Buonguerrieri e Antonella Zedda, invece ha accesso a documenti delicatissimi sul suo operato.

Sarebbe bello chiedere a Conte tante cose: perché scelse di accantonare il Piano pandemico o chi decise il lockdown, ad esempio. Dalle audizioni di Goffredo Zaccardi, ex capo di gabinetto del ministro della Salute Roberto Speranza, sappiamo dell'esistenza di due cruciali riunioni segrete nella sede del Cts ma mai verbalizzate. Una del 6 e una del 7 marzo 2020 (quest'ultima fino a notte fonda) a cui avrebbe partecipato un gruppo ristretto di persone del governo tra cui ovviamente Conte e l'ex ministro degli Affari Regionali, Francesco Boccia (Pd), guarda caso anche lui membro della commissione d'inchiesta. Lo aveva detto per primo l'ex Cts Luca Richeldi, di queste riunioni "segrete" e non verbalizzate il Giornale ha chiesto conto a capo del Cts Agostino Miozzo e al dirigente Iss Giovani Rezza, che a noi hanno detto di essere ignari di queste riunioni carbonare nelle quali si sarebbero prese due decisioni importanti: quella di non chiudere la Valseriana prima (nonostante Speranza avesse già preparato la bozza di decreto e 400 militari erano già arrivati ad Alzano per sigillare la zona) e quella di chiudere l'Italia tutta, ma solo in seguito alla fuga di notizie - partita presumibilmente proprio da Palazzo Chigi - che avrebbe portato migliaia di persone a riversarsi nelle stazioni dei treni della Lombardia per fuggire verso le regioni del Sud all'ipotesi di un Dpcm sul lockdown nazionale. In audizione Covid dalla vice di Zaccardi, il magistrato Tiziana Coccoluto, abbiamo saputo che con certezza a quelle riunioni era presente anche l'ex ministro Boccia. Che oggi si lamenta - come tutta l'opposizione - che le Regioni siano state escluse dai lavori. Eppure lo stesso Boccia dovrebbe ricordarsi quando alla Camera il 4 marzo 2020, mentre si decideva se chiudere o meno Alzano e Nembro, tuonò: "In caso di emergenza nazionale, decide lo Stato, comanda lo Stato".

A differenza dell'ex premier, che ha sostanzialmente disertato la commissione dopo aver persino litigato con i familiari di alcune vittime, Boccia è molto presente. Forse troppo, visto che si lamenta (lo ha detto al Fatto quotidiano) che per colpa di Lisei e delle audizioni troppo ravvicinate in commissione d'inchiesta si lavori troppo. Certo, si tratta di dare risposte ai troppi morti di Covid, ai medici e agli infermieri lasciati soli a lottare con mascherine farlocche mentre quelle buone erano state regalate alla Cina per non turbare l'alleato, si tratta di ragionare sugli errori fatti per evitare che una nuova, probabilissima, pandemia ci colga nuovamente di sorpresa. È più facile gridare al complotto e sfilare coi nemici dell'Occidente. FMan