Il record dell'uomo pesce: 30 ore sott'acqua mangiando cioccolata

Scritto il 01/02/2026
da Paolo Lazzari

Nel giugno del 2006 l'atleta italiano Francesco Colletta si è reso protagonista di una performance ritenuta impossibile da molti: trascorrere quasi trenta ore immerso nelle acque delle Tremiti, uscendo senza danni fisici

Poco al largo delle isole Tremiti il mare è calmo, quasi privo di increspature, ma quella superficie inganna. Sotto, a cinque metri di profondità, è immerso l'italiano Francesco Colletta. Il motivo è tanto semplice quanto intricato: stabilire un nuovo record mondiale di permanenza subacquea. Respira con l’erogatore, si muove poco, misura i gesti, governa il tempo. Riemergerà soltanto dopo 29 ore, avvolto dall'incredulità collettiva.

Colletta ha trentatre anni, viene da San Giovanni Rotondo ed è archeologo subacqueo. Lavora tra relitti, fondali, reperti antichi. Il mare lo frequenta per mestiere, prima ancora che per vocazione sportiva. Così, ad un tratto, concepisce un'idea disumana. Diventare un "Uomo pesce" e restare sotto a quel mantello traspirante a lungo. Diventare inquilino sott’acqua in una prova di continuità, concentrazione, tenuta mentale. Non che debba fare niente in particolare: deve solo resistere. E non è affatto poco.

L’impresa prende forma in una zona riparata, scelta per la stabilità delle correnti e per la buona visibilità. L’immersione inizia al mattino. Colletta scende con una muta stagna, un sistema di respirazione collegato alla superficie e una piccola piattaforma sul fondale che diventa la sua base operativa. Attorno, solo roccia chiara, posidonia, ombre che si muovono lente.

Il tempo sott’acqua non scorre come in superficie. Si dilata. Le ore si misurano con i battiti, con il ritmo del respiro, con gli impulsi dello staff che lo segue dall’alto. Medici e subacquei controllano costantemente i parametri vitali. Lui risponde con una lavagnetta impermeabile: poche parole, numeri, cenni.

Mangia contenendosi e in modo semplice: frutta, integratori, cioccolata, liquidi. Dorme a tratti, in una veglia spezzata, sostenuta dalla concentrazione: sa che non può abbandonarsi, perché rischierebbe di incorrere nell'ipotermia. La parte più complessa non è il freddo né la pressione, ma l’immobilità. Restare lucidi quando il corpo chiede movimento, quando la mente prova a distrarsi, quando il silenzio diventa compatto.

Lo staff medico osserva il decorso dell’impresa con attenzione quasi clinica e ne esce sorpreso. Il fisico di Colletta reagisce meglio del previsto a uno stress così prolungato: nessun cedimento, nessun parametro fuori controllo. L’unico segno evidente è sulle labbra, gonfie e indolenzite per la pressione continua del boccaglio dell’erogatore, stretto tra i denti per ore come un’ancora vitale. Per il resto, l’organismo si adatta con una naturalezza rara.

I medici parlano di una capacità fuori dal comune di rispondere ad ambienti estremi, di un equilibrio interno che regola sonno, temperatura, fame, lucidità. L’esperienza assume così anche il profilo di un test scientifico: vengono effettuati prelievi di sangue, controlli periodici, osservazioni destinate a essere studiate nelle settimane successive. L’immersione inizia alle 7.52 del martedì mattina, con un’equipe di venti persone tra medici, sub, preparatori e psicologi, piani di emergenza pronti e mai utilizzati. Colletta affronta acqua tra gli undici e i sedici gradi, non esattamente una passeggiata.

Vorrebbe spingersi fino alle trentasei ore previste dal protocollo, ma alle 12.35 del giorno seguente è lo staff a imporgli la risalita. Accetta a fatica. Più tardi racconta che i momenti più duri sono il sonno spezzato, la stanchezza, la noia compatta delle ore immobili. A sostenerlo restano la preparazione, la forza fisica e una concentrazione che respinge il panico.

Durante l’immersione chiede di vedere la compagna, Patty. Scende anche lei, per pochi minuti. Un saluto rapido, qualche gesto attraverso le maschere, poi di nuovo la solitudine controllata del fondale. Colletta resta al suo posto. Quando finalmente risale, il mare è lo stesso. Quello certamente cambiato è lui: alquanto stremato, ma stabile. Il record mondiale è ufficiale. L'idea surreale di tramutarsi in un uomo - pesce si è concretizzata.