"Ho parlato con le squadre. Non si può accogliere neanche con una minima percentuale. Salta l'operazione stadio": Giancarlo Tancredi, ex assessore alla Rigenerazione urbana, è molto preoccupato. La spada di damocle che pende sopra l'operazione della vendita di San Siro a Inter e Milan è quella del green. In particolare della "insostenibilità ambientale" del progetto voluto dalle squadre e del divieto che alcuni esponenti della stessa maggioranza volevano porre sui "certificati green".
Una bella macchia per una giunta che vuole essere ambientalista. E spunta pure, proprio in questo senso, un filo rosso con Expo. Ecco la ricostruzione emersa dagli atti - e riportata da Lapresse - del filone di inchiesta venuto a galla una settimana fa con nove indagati per turbativa d'asta e rivelazione di segreto d'ufficio. Il 12 maggio 2025 Tancredi scrive al presidente della Commissione urbanistica, Bruno Ceccarelli, che introdurre il divieto di acquistare "certificati green" in giro per il mondo per garantire la "neutralità carbonica" del progetto del nuovo Meazza è impossibile. "Potrei accogliere - continua l'allora assessore - una cosa tipo mettere in atto tutte le azioni e le misure possibili nell'ambito della revisione del Pgt per ridurre al minimo il ricorso ai crediti di carbonio...". Commenta poi: "Più di così è dura". Nel maggio 2025, quattro mesi prima del voto del 30 settembre sulla vendita dello stadio, la questione dell'impatto ambientale del progetto dei club è una ferita aperta. Anche dopo che l'avviso pubblico per le manifestazioni di interesse è andato deserto. Alcuni consiglieri di maggioranza propongono appunto di vietare, nel Pgt, l'utilizzo dei crediti di carbonio. Si tratta di "certificati" che si acquistano sui mercati internazionali e si ottengono piantando alberi ovunque nel mondo, in "qualunque operazione di rigenerazione e trasformazione urbana". Secondo il consigliere Enrico Fedrighini, tacciato poi di voler "bloccare lo stadio", e altri sette colleghi (Gabriele Rabaiotti, Rosario Pantaleo, Marzia Pontone, Mauro Orso, Simonetta D'Amico, Carlo Monguzzi, Alessandro Giungi), accettare i crediti di CO2 dalle squadre di calcio che nel documento di fattibilità (Docfap) sul nuovo Meazza parlano di "acquisto di crediti di carbonio (carbon offsetting sul mercato internazionale)" per "garantire la carbon neutrality" dell'operazione immobiliare, significa "ratificare l'insostenibilità ambientale di un progetto". Si trasferirebbe infatti lo sforzo per il "miglioramento dell'ecosistema dalla scala del territorio urbano" alla "sfera della finanza ambientale planetaria".
Tancredi, come si legge nelle chat agli atti, si oppone al divieto, ma riconosce che "c'è rischio di spaccatura in maggioranza". Già a inizio 2024 l'assessore ne discuteva con il dg del Comune, Christian Malangone (anche lui indagato). Tancredi: "Nel progetto squadre si fa ricorso ai crediti di carbonio in Bolivia/Amazzonia". Per il city manager, "non esiste" vietarne l'uso, perché "impatta tantissimo, più del prato". Il braccio destro del sindaco Giuseppe Sala poi ricorda: "Con Expo siamo stati costretti a prenderli in Brasile".