Questa settimana al terzo posto del podio dei peggiori troviamo il circolo degli urlatori per i quali ogni scusa è ghiotta per attaccare il governo. L’ultima occasione? La presenza degli agenti federali americani del reparto Ice, quello che si occupa di immigrazione, sul suolo italiano in concomitanza con le Olimpiadi di Milano-Cortina. Tutto ha inizio con i disordini e i morti nella città di Minneapolis. Il carrozzone della sinistra subito si fionda a pretendere ferme condanne dalla Meloni. Poi, appena viene fuori che un gruppetto di questi agenti arriverà in Italia, apriti cielo: uno stillicidio di dichiarazioni in una corsa a chi la spara più grossa. C’è chi parla di “squadracce” e chi di “milizia di assassini”, chi va in giro a raccogliere firme e chi organizza sit in. È il festival della strumentalizzazione. E non ci sono solo i dem, i grillini, gli Avs. Immancabili pure Cgil e Anpi. Non ricordiamo, tuttavia, che si stracciavano le vesti quando Obama aveva premiato Tom Homan, detto lo “Zar dei confini” per aver espulso ben mezzo milione di persone. Tra tutti a spararla più grossa è stato il sindaco Beppe Sala che in radio ha affermato: "Non mi sento tutelato da un ministro come Piantedosi che non si pone un problema di fronte a un possibile arrivo dell'Ice”. Detto da chi, vuoi per buonismo vuoi per lassismo, ha lasciato che Milano diventasse un vero e proprio far west di criminalità, lascia letteralmente esterrefatti.
Sul secondo gradino abbiamo la sinistra che si fionda sulla Sicilia devastata dal ciclone Harry. Anziché rimboccarsi le maniche e dare una mano in questa emergenza, eccoli (Schlein in testa) a tirare in ballo il Ponte sullo Stretto. “Sarebbe più utile destinare lì – ha detto la segretaria dem – le risorse che invece sono state messe su infrastrutture inutili”. Cosa c’entrino i fondi per il Ponte lo sa solo lei. Strumentalizzare il dramma degli sfollati, rimasti senza casa, trasformandolo in un comizio politico col solo obiettivo di attaccare il governo non è affatto corretto. Forse la Schlein non ricorda più i tempi da vice presidente della regione Emilia-Romagna, quando si sarebbe dovuta occupare di emergenza climatica e patto per il clima, quando sarebbe dovuto correre ai ripari dopo le esondazioni del 2019. Basta vedere le conseguenze delle alluvioni del 2023 e del 2024 per capire che la prevenzione non era andata benissimo. Morale di questa triste storia: anziché attaccare tanto per attaccare, sarebbe forse meglio collaborare.
Al primo posto c’è il segretario generale dell’Anm, Rocco Maruotti. In un post sui social (poi ritirato) ha legato la riforma della giustizia del governo Meloni (e il referendum) alla morte di Alex Pretti, l’uomo ucciso a Minneapolis dall’Ice. Ecco il testo del post: “Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella ‘democrazia’ al cui sistema giudiziario è ispirata la riforma Meloni-Nordio”. Oltre ad essere completamente insensato il paragone, dal momento che il sistema di sicurezza italiano e quello americano non possono essere nemmeno vagamente equiparati ma nemmeno accostati, queste parole non fanno altro che generare sfiducia nei confronti dello Stato. Anziché aiutare gli italiani a scegliere con oggettività, fornendo loro tutti gli strumenti adatti per decidere cosa votare al referendum, Maruotti preferisce far leva sulla paura. E per di più lo fa evocando omicidi e rivolte, come è appunto successo a Minneapolis. Un vero autogol per il “fronte del no” che dimostra così di non avere argomenti validi per contrastare una riforma profondamente giusta per il bene del Paese.