Il caro energia diventa il crinale su cui imprese e governo si confrontano sempre più apertamente. Il decreto a cui sta lavorando il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin è atteso dalle grandi imprese energivore come una sorta di seconda puntata della manovra di governo. Peccato che questa non sia possibile, per i costi pubblici insostenibili e incompatibili con la rigorosa politica di bilancio che continua a portare successi al Paese. Ultimo la revisione al rialzo dell’Outlook di Standard & Poor’s arrivata il 30 gennaio scorso.
Diverso è il tema per le imprese più piccole o familiari.
Così ieri ha detto la sua la Confcommercio, associazione che a differenza di Confindustria rappresenta imprese più piccole. Ma lo ha fatto con il suo Rapporto annuale dell’Osservatorio Confcommercio sull'energia (Ocen), previsto come sempre a inizio anno. E dove, sul 2025, si legge che dopo la diminuzione dei prezzi all'ingrosso di gas ed energia elettrica, avvenuta nei primi mesi dell’anno scorso soprattutto grazie alle politiche governative di contenimento degli oneri di sistema, «nella parte finale dell’anno si è registrata una nuova risalita». Così, senza il taglio degli oneri, nel 2025, mediamente «la bolletta elettrica per le imprese del terziario di mercato è aumentata del 28,8% rispetto al 2019 – ultimo anno considerato normale, prima della pandemia e degli shock sui mercati energetici – e quella del gas del 70,4%. A incidere sulle bollette elettriche, in particolare, non è solo la componente energia (60% del totale), ma appunto gli oneri generali di sistema, tornati a pesare per quasi il 20% sul totale dopo la fine delle misure emergenziali». Per questo l’associazione ha scritto una lettera a Pichetto evidenziando – in vista del decreto energia – «la necessità di strumenti normativi e politiche di sostegno» per le piccole e medie imprese di commercio e turismo, trasporti e professioni.
Oltre al dettaglio delle bollette di alberghi, negozi o ristoranti, c'è un dato generale: «Il costo medio delle bollette nel quarto trimestre 2025 – si legge sull’Ocen – è stato superiore del 39% rispetto al 2019.
Considerando che l’inflazione cumulata dei prezzi generali nello stesso periodo è stata inferiore al 20% emerge» che il recupero della crisi 2021-22 non è ancora avvenuto. Le richieste di Confcommercio a Pichetto riguardano interventi strutturali sugli oneri di sistema, il disaccoppiamento dal prezzo del gas e la partecipazione delle Pmi all’Energy Release.
Dal fronte governativo non possono però arrivare risposte immediate. Il ministro, sollecitato in più occasioni, ha auspicato l’arrivo del decreto energia «entro febbraio», non prima. Il ministero dell’Ambiente è per altro impegnato con il Mef e la Presidenza del Consiglio per mettere a punto un meccanismo che sia prima di tutto sostenibile, posto che sulla carta il costo complessivo degli interventi richiesti dalle imprese è stimato in due miliardi. Le difficoltà sono molte: oltre a quelle di reperire le risorse, anche quelle di non incappare in accuse di «aiuti di Stato» o altri ostacoli giuridici a livello Ue, che comprometterebbero il percorso virtuoso della politica economica fin qui seguito dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, con il quale Pichetto lavora in piena sintonia.
«Io sono il primo a dire che dobbiamo essere competitivi e che la sfida è energetica – ha dichiarato recentemente Pichetto – quindi dobbiamo assolutamente intervenire. E il nostro riferimento è la Germania. Non può essere la Francia perché la Francia ha il nucleare ed è in grado di dare l’energia a metà prezzo, né la Spagna che ha il nucleare e tutta l’Andalusia fotovoltaica». Ma la Germania si può permettere di mettere sul piatto 6-7 miliardi per le imprese. Noi, purtroppo, no.