Nel 1968 Michelangelo Pistoletto fece rotolare per le strade di Torino una sfera di carta di un metro di diametro, accompagnato da un'allegra baraonda di amici come Mario Mertz, Tommaso Trini, Daniela Palazzoli, Gian Enzo Sperone, Gilberto Zorio. La performance creò scompiglio, con quella sfera che rotolava nel traffico e nel passeggio torinese (si vede in un bel film girato all'epoca da Ugo Nespolo). È la prima cosa che mi è venuta in mente quando ho saputo che Aronne Pleuteri giovane artista lombardo, diplomato due anni fa a Brera venerdì 17 aprile realizzerà per le strade di Milano la performance Mototrombe!. E cosa sono le mototrombe? Sono strumenti-opera su ruote, costruite con parti di motori d'auto, che quattro musicisti suoneranno su spartito di Dario Buccino, guidandoli dalla Stazione Centrale alla Chiesa di Santa Maria degli Angeli, nel centro di Milano. Sarà l'ora di punta, arrivo previsto alle 18:30: mi immagino gli strombazzamenti (degli automobilisti).
È uno degli oltre cento eventi inseriti nel programma ufficiale della ArtWeek milanese (digital.milanoartweek.it/it), che inizierà lunedì 13 aprile e culminerà nel weekend di domenica 19 con la fiera Miart, 30a edizione, titolo di quest'anno New Directions. Se il Miart è lo spettacolo principale e istituzionale (ingresso 20 euro), ma anche un po' ingessato, per il mercato dell'arte che fa capo a Milano, la scia di eventi dell'ArtWeek è invece un pulviscolo scanzonato e provocatorio di inaugurazioni, open studio, presentazioni e performance, a cui si può accedere senza spendere un euro, e dove si possono fare incontri diretti, prevedibilmente emozionanti, con artisti e arte. Come con le Mototrombe! di Pleuteri, oppure come con la performance Homage to Latin America VEILING di Regina José Galindo, in occasione della riesposizione dell'opera a quattro mani di Alik Cavaliere ed Emilio Scanavino Omaggio all'America Latina, realizzata nel 1971 per l'XI Biennale di San Paolo e censurata, all'epoca, dallo stesso consolato italiano. Cosa succederà davanti all'opera alle 17 del 14 aprile (presso la Fondazione Emilio Scanavino), è ancora del tutto riservato, ma conoscendo le performance di Galindo, che lavora in modi talvolta estremi se non scioccanti, non ci si annoierà. Se invece preferite un tu per tu più rilassato con l'arte emergente, il mio consiglio è di andare in via Farini 35 il 15 aprile, dove, a partire dalle 18, si terrà l'open studio di ViaFariniInResidence. Troverete le opere realizzate in un trimestre di residenza da 11 giovani artisti emergenti, italiani e stranieri, presentate dagli artisti stessi all'interno dell'ex-magazzino milanese diventato da anni spazio d'arte e di ricerca. Ne vale la pena, gli artisti sono affabili e loquaci, complice qualche bicchiere di vino a disposizione anche dei visitatori. Quanto a occasioni off a contatto con giovani artisti, segnalo il 13 aprile alle 18 Saveart, film che sarà proiettato all'interno del motore del fare arte milanese, l'Accademia di Brera. Saveart-Recycling Art è un movimento artistico che pratica l'arte con materiali riciclati e indaga il legame tra arte e scienza. Il docu-film ne racconta la storia, e saranno presenti critici e artisti che vi hanno partecipato.
Vi è mai capitato di essere intimoriti quando si tratta di entrare in una galleria? È una sensazione comune, non crucciatevi. Soprattutto perché non c'è nulla da temere. Se non siete convinti, fate questa esperienza: andate all'inaugurazione della nuova sede della Galleria Giovanni Bonelli, che il 14 aprile, in via Arcivescovo Romilli 20, alle 19 aprirà The Future Will Be Weird. GGB è un'istituzione dell'arte contemporanea italiana, perché porta avanti la ricerca sui giovani artisti emergenti italiani e su quelli established, insieme ad approfondimenti sul tema dei maestri del secondo 900. The Future Will Be Weird presenta dipinti di quello straordinario, caustico, irregolare radicale che fu Mattia Moreni (1920-1999), in dialogo con opere di star del contemporaneo come Vedovamazzei, Nicola Samorì, Alessandro Pessoli. Un evento da non mancare anche per via del luogo, il quartiere Corvetto, distretto emergente per l'arte contemporanea milanese. È la stessa zona di Fondazione Prada, di Fondazione ICA, e pure di uno degli spazi più intriganti della scena milanese, ovvero Villa Clea, in via Marco D'Agrate, 25. Si tratta di un luogo progettato da Matteo Corbellini, ipermoderno e allo stesso tempo morbido e accogliente, un'istituzione privata esclusiva, circondata da un'esoterica aura di riservatezza, che organizza residenze ed esposizioni per artisti di carattere multidisciplinare. Ebbene, nei pomeriggi dell'intera ArtWeek, Villa Clea e la sua collezione saranno aperte al pubblico (su prenotazione: info@villaclea.com). E sempre sulla linea degli accessi a spazi esclusivi, si può approfittare della ArtWeek (ma solo dal 13 al 17 aprile) per visitare la galleria di Banca Generali in piazza Sant'Alessandro, dov'è esposta la collezione di BG Art Gallery curata da Vincenzo De Bellis, che comprende opere di contemporanei come Francesco Vezzoli, Alessandro Pessoli, Lara Favaretto. Infine, ancora due inaugurazioni di mostre in galleria da non perdere. Una è Ci vendemmia il sole, personale di Jacopo Zambello, uno dei giovanissimi più promettenti del panorama italiano, che ha studiato nell'ormai leggendario Atelier F dell'Accademia di Belle Arti di Venezia. Presso Studio Steso/Zep Studio (via Alserio, 3, inaugurazione il 13 aprile, aperto tutto il giorno), presenterà una serie di nuovi nudi, casti e solari, dipinti con una luminosa tenerezza, pieni di poesia a partire dal titolo, non a caso un verso di Giuseppe Ungaretti. L'altra inaugurazione è High Voltage, presso la StayOnBoard Gallery di via Gluck 62 (16 aprile, ore 18). Ci saranno foto di Gabriele Basilico e dipinti di Günter Pusch e Andrea Chiesi. Il soggetto ricorrente è la decadenza degli spazi industriali. Quantomai in tema, in una Milano dove l'industria è stata spinta fuori dalla città. Anche per fare spazio all'arte, se può consolare.