Mohammad Hannoun resta in carcere e il Tribunale del Riesame di Genova ha confermato la sua pericolosità. Il punto, però, non sta solo nella fondamentale decisione cui si è giunti, ma sta nella dettagliatissima disamina dei fatti che viene portata alla luce e che consente di avere un quadro ancora più esteso della rilevanza internazionale che ha il giordano, oggi in carcere con l'accusa di essere a capo della cupola di Hamas in Italia. Diverse le immagini ritenute significative dell'adesione di Hannoun sia all'ideologia di Hamas, ma anche e soprattutto di vicinanza all'ala militare del movimento terroristico.
Si tratta di foto che riprendono martiri e combattenti in armi, riferimenti alle Brigate Izz al-Din al-Qassam e ai leader del movimento. Ma soprattutto i piccoli: parliamo di bambini in uniforme con maglie di Hamas e richieste di donazioni per le famiglie bisognose di Gaza con il logo di Hamas. Hannoun viene elevato a martire, vittima della giustizia italiana e del governo, dipinto come il povero benefattore che è maltrattato perché secondo loro c'è qualcuno che vuole mettere a tacere la causa palestinese. Ma chi impedisce la nascita della Palestina è proprio il terrorismo che quelle armi non le ha mai deposte. E non siamo noi a dire che "si ritiene opportuno evidenziare alcune conversazioni che permettono di affermare che la cosa prioritaria non è far pervenire aiuti alla popolazione, ma far sì che Hamas si prenda i meriti di quello che viene effettuato o che addirittura possa usare il denaro senza vincoli di scopo". Chi era il destinatario di questo enorme flusso di denaro raccolto anche grazie alla propaganda? Osama Alisawi, ex ministro dei trasporti del regime, oggi ministro della cultura. Per far giungere la somma a Gaza (al posto di beni di prima necessità) senza destare sospetti a volte si usava la triangolazione, sfruttando come tappa intermedia degli "hub" tra cui la Turchia. Destinazione finale: Alisawi o Alnounou, il suo braccio destro. Ma è proprio grazie agli accertamenti sui server installati nella sede della Abspp (associazione ritenuta il veicolo principale per la raccolta di fondi da destinare a Gaza) che si evince come dall'ottobre del 2023 al dicembre del 2024 Alisawi abbia percepito 750mila dollari e Alnounou 300mila.
All'interno della cartella in cui compare il file "Contabilità Milano" poi sono annotati tutti i versamenti compiuti in favore del ministro di Hamas: in 26 mesi sono stati rendicontati in uscita oltre 2 milioni di dollari.
Fiumi di donazioni, sia di chi era consapevole ma anche di chi nutriva la profonda convinzione che quello potesse essere il mezzo migliore per alleviare sofferenze altrui, di chi davvero voleva compiere un gesto benefico.
Ed è proprio questa gente a essere stata tradita. Ma, ciò nonostante, c'è chi ancora scende in piazza difendendo chi pensava ad Hamas invece che ai viveri. Chi è talmente accecato dall'odio per Israele che si sta facendo prendere in giro continuando a reiterare l'errore. Ma persone come Hannoun sono centrali nel disegno di Hamas: l'organizzazione ha bisogno di lui e dei suoi sodali come Raed Dawoud in Italia, perché è con donazioni e propaganda che il business cresce. C'è un concetto fondamentale, si chiama Dawa: quel proselitismo islamico che, sia secondo l'ipotesi accusatoria che il Gip, comprende attività svolte dall'organizzazione nei settori della religione, istruzione, salute, al solo scopo di rinsaldare il legame con la causa palestinese. I terroristi hanno tutto ben chiaro: sta a noi non dargliela vinta.