"Intrappolata dalla deflazione": cosa succede all'economia cinese

Scritto il 01/02/2026
da Federico Giuliani

La Cina sta facendo i conti con una spirale deflazionistica: produzione eccessiva, consumi deboli e salari stagnanti minacciano la crescita interna

La Cina si trova intrappolata in un ciclo economico complicato, dove la produzione eccessiva si scontra con una domanda interna debole, generando una spirale di deflazione che colpisce profitti, salari e consumi. Lo spiega un lungo articolo del Wall Street Journal, che racconta come in mercati come il Qipu Road Wholesale Clothing Market di Shanghai, i venditori si trovino costretti a gestire enormi quantità di resi invece di fare nuove vendite, mentre fatturati e margini di profitto si riducono drasticamente rispetto ai livelli pre-pandemia. Molte aziende, dalle industrie tradizionali come acciaio, carta e cemento a settori più avanzati come veicoli elettrici e robotica, vedono i profitti crollare e i margini toccare i livelli più bassi degli ultimi quindici anni. La combinazione di salari stagnanti, licenziamenti e una popolazione che risparmia di più per precauzione alimenta ulteriormente il circolo vizioso, rendendo difficile sostenere la crescita interna nonostante la Cina continui a registrare surplus commerciali record grazie alle esportazioni. Secondo alcuni esperti, il Paese rischierebbe addirittura di affrontare un periodo di stagnazione prolungata simile a quello vissuto dal Giappone negli anni ’90.

L'ombra della deflazione

Il fenomeno della deflazione ha importanti implicazioni geopolitiche. Come sottolinea un’analisi del Wall Street Journal, le aziende cinesi, alle prese con margini sempre più ristretti e vendite interne in calo, sono spinte a esportare in grandi volumi, contribuendo al record di 1,2 trilioni di dollari di surplus commerciale nel 2025.

Questo eccesso di esportazioni ha generato tensioni con i partner commerciali globali, preoccupati per l’afflusso di beni a basso costo che può danneggiare le industrie locali. Allo stesso tempo, le autorità cinesi hanno messo la crescita del consumo domestico al centro delle politiche economiche, promuovendo campagne per stimolare la spesa e contrastare la cosiddetta “involuzione”, ovvero la competizione eccessiva che porta aziende e lavoratori a sforzi sproporzionati senza reali benefici economici.

Tuttavia, gran parte delle risorse del governo e degli investimenti privati continuano a favorire la produzione e l’innovazione tecnologica piuttosto che incentivare i consumi, rafforzando il paradosso di un’economia ricca di capacità produttiva ma povera di domanda interna.

Cosa succede a Pechino

Il peso della deflazione si fa sentire anche a livello quotidiano tra lavoratori e consumatori. Giovani professionisti sono costretti a svolgere più ruoli con salari stagnanti, mentre molti cittadini risparmiano una parte significativa del proprio reddito per affrontare emergenze o per investimenti futuri, riducendo ulteriormente i consumi.

Settori come auto elettriche, prodotti alimentari e giocattoli affrontano una concorrenza intensa e tagli dei prezzi prolungati per attirare clienti, a volte vendendo beni sotto costo per sopravvivere. Anche il mercato immobiliare contribuisce al problema: dopo anni di rallentamento dei prezzi e svalutazioni significative, molte famiglie vedono ridursi il proprio patrimonio netto e rinunciano a nuove spese.

Nonostante le campagne governative per stimolare acquisti e introdurre incentivi, le vendite al dettaglio restano deboli, e l’economia cinese continua a oscillare tra la necessità di mantenere la produzione e l’impossibilità di generare una domanda interna sufficiente. La Cina si trova così in una condizione delicata: un gigante industriale intrappolato in una deflazione persistente, dove produttività e innovazione avanzano, ma la crescita dei consumi resta limitata.