"Da solo e senza casco in mezzo ai black bloc, avevo paura". Il poliziotto massacrato a Torino parla dall'ospedale

Scritto il 01/02/2026
da Francesca Galici

Gli antagonisti hanno assaltato con pugni e martellate l'agente Alessandro Calisti, 29 anni, durante gli scontri per Askatasuna. Dal pronto soccorso l'agente dice: "Ho fatto solo il mio dovere"

Gli antagonisti che lo accerchiano, il casco che vola via e poi i calci, le martellate e la violenza: le immagini del poliziotto picchiato a Torino sono l'emblema di una serata di follia voluta da Askatasuna e dai suoi sodali contro lo Stato. Perché in quel momento non c'era altro che puro odio nei confronti di chi indossa una divisa e rappresenta l'Italia, ingiustificato e, soprattutto, ingiustificabile. L'agente al centro di quella violenza cieca è Alessandro Calista, 29 anni, in servizio presso la Squadra mobile di Padova ma originario di Pescara.

"Mi sono ritrovato da solo tra gli incappucciati, non so quanti fossero ma erano tanti, sono finito per terra, ho perso il casco mentre mi prendevano a calci, ho provato a proteggermi la testa, poi ho sentito un dolore terribile alla coscia...", ha raccontato Calista ai colleghi che lo hanno raggiunto in ospedale, come riportato da Repubblica, prima di crollare ma non prima di aver rassicurato la giovane moglie. "Sto bene e vi ringrazio per la vicinanza, ho fatto solo il mio dovere", ha dichiarato al telefono al Corriere della sera mentre ancora si trovava in pronto soccorso, da dove poi è stato ricoverato per le gravi fratture riportate dal pestaggio. "Adesso non posso parlare, mi stanno ancora medicando", ha aggiunto. Le immagini del suo pestaggio hanno fatto rapidamente il giro del web, sono state condivise dal presidente del Consiglio e sono arrivate fino al Quirinale, da dove il Presidente Sergio Mattarella ha deciso di chiamare il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi per chiedergli di offrire la sua vicinanza all'agente ferito.

È un 10 contro 1, gli incappucciati si accaniscono contro l'agente rimasto solo, che in quel caos ha perso la squadra e ne approfittano: sono in maggioranza e come i vigliacchi si sentono forti. L'agente con un calcio riesce ad allontanare il casco perduto quando si accorge che uno di loro lo vuole afferrare, forse per usarlo come arma. Uno di loro afferra un martello, che evidentemente aveva con sé per gli scontri con gli agenti e infierisce, e continua a farlo anche dopo che l'arma è caduta. Calista si difende come può senza manganello e senza scudo, prova a rialzarsi ma non si regge sulle gambe, gli antagonisti riescono a colpirlo e solo dopo una manciata di interminabili secondi un suo collega riesce a raggiungerlo, lo sorregge e lo difende mettendogli lo scudo davanti per portarlo via da quella barbarie.

Alla fine gli viene riscontrata una frattura al bacino, la frattura di qualche costola e una lacerazione della coscia. Tutto sommato nulla di grave, per quanto inaccettabile, ma sarebbe potuta andare molto peggio. Se quel martello lo avesse colpito sulla testa, oggi forse saremmo qui a parlare di ben altre conseguenze. "Abbiamo rischiato un altro caso Raciti", è la rabbia dei poliziotti. Ora la speranza è che chi di dovere indaghi, magari con l'ipotesi di reato di tentato omicidio.