Da bene rifugio ad asset da investimento, ma sempre scudo contro le erosioni della credibilità delle istituzioni monetarie. L'oro si trasforma e si adatta, ma rimane sempre sulla bocca di tutti. E nonostante negli ultimi giorni il suo valore sia sceso nuovamente sotto i 5mila dollari l'oncia, comunque in crescita del 73% su base annua, sono molti gli investitori che pensano sia il momento giusto per comprarlo. Ma come approcciarsi al metallo giallo?
Le strade sono due: puntare sull'oro fisico o su quello "digitale". Quest'ultimo è spesso preferito da chi guarda al breve e medio termine e cerca di sfruttarne la volatilità. L'approccio più comune passa dall'acquisto di azioni di aziende che operano nel settore minerario, come Anglo American e AngloGold Ashanti, il cui valore tende a essere correlato al prezzo dei metalli preziosi e quando questo sale, le azioni delle aziende si muovono di conseguenza. In alternativa ci sono prodotti come gli Etf e gli Etc, che replicano l'andamento dell'oro e permettono di esporsi al metallo senza detenerlo direttamente. Si tratta di fondi passivi che, nel primo caso, imitano l'andamento dell'oro, e nel secondo, sono strutturati come obbligazioni, quotati in borsa, che replicano il prezzo di una commodity (ndr materia prima). Questi fondi offrono diversificazione e costi più contenuti rispetto alla selezione di singoli titoli, consentendo agli investitori di "possedere" una quota digitale del bene.
Diversa la logica dell'oro fisico, pensato soprattutto per chi investe con un orizzonte di lungo periodo e lo considera una copertura contro l'inflazione. Acquistare lingotti o sterline non è però l'unico modo, anche considerando i costi proibitivi. Secondo Antonio Tognoli, responsabile analisi macro di Cfo Sim, costruire un piano di accumulo in oro fisico potrebbe essere una soluzione, perchè consente di investire anche piccole somme ogni mese. Resta però una regola di prudenza: "Avere il 15% di oro in portafoglio sarebbe eccessivo, il metallo giallo dovrebbe occupare al più il 5%".
Dopo che l'oro ha bruciato quasi 700 dollari l'oncia in due giorni, la domanda sulla traiettoria futura è inevitabile. Per Fabrizio Barini, senior banker di Integrae, gli scossoni recenti sono in parte legati alla nomina di Kevin Warsh come prossimo presidente della Fed e all'aspettativa di una politica monetaria meno accomodante e libera dal volere politico, fattori che potrebbero rafforzare il dollaro. "L'oro ha toccato picchi di crescita inediti e una revisione sana sarà necessaria, ma non per questo si può parlare di una bolla", spiega.
Simile il pensiero di Anshul Sehgal, responsabile per la sezione valute e materie prime di Goldman Sachs: "Il futuro del metallo dipenderà dal grado di svalutazione monetaria globale e dal contesto geopolitico". Non è però detto che la corsa prosegua senza freni. "Non ci aspettiamo un apprezzamento esponenziale come quello visto finora. Potrebbe esserci un recupero, ma senza eccessi". Segno che, tra scosse di mercato e nuove certezze monetarie, l'oro resta una scommessa di equilibrio tra prudenza e opportunità.
