Pirelli sarebbe in trattative con il socio cinese Sinochem per una riduzione della partecipazione al 10%, una soglia che consentirebbe di neutralizzare i rischi legati alle nuove normative Usa sui veicoli connessi. Lo riporta Bloomberg, secondo cui l'operazione allo studio comporterebbe un taglio significativo della quota oggi pari al 34%, con la conseguente trasformazione di Sinochem in un investitore passivo. Il governo italiano «accoglierebbe con favore un simile esito» viene aggiunto dall'agenzia Usa, aggiungendo che un'altra opzione per Sinochem è la vendita dell'intera partecipazione.
Il dossier è diventato centrale per il futuro industriale del gruppo, considerando che gli Stati Uniti rappresentano circa un quinto dei ricavi complessivi. Un'esposizione che rischia di essere compromessa dalla presenza nel capitale di una società statale cinese, alla luce delle restrizioni varate da Washington su software e hardware riconducibili a Pechino.
Sul piano societario, l'equilibrio azionario vede oggi Sinochem come primo socio appunto con il 34%, seguita da Camfin con il 25,3%, quota che la holding italiana ha la facoltà di incrementare fino al 29,9%, come già deliberato dal proprio consiglio di amministrazione. Negli ultimi mesi, tuttavia, i cinesi hanno progressivamente perso il controllo effettivo del gruppo di cui è vicepresidente Marco Tronchetti Provera. Ad aprile il cda ha approvato i risultati 2024 e dichiarato la cessazione del controllo di Sinochem ai sensi dei principi contabili IFRS 10, con una delibera adottata a maggioranza e il voto contrario dei soli consiglieri di nazionalità cinese, a fronte di un'astensione. A giugno, l'assemblea ha poi approvato il bilancio nonostante il voto contrario del socio asiatico.
Il confronto si è ulteriormente inasprito sul fronte regolatorio. Nel settembre scorso la stessa Bloomberg ha rivelato che il Bureau of Industry and Security del Dipartimento del Commercio Usa ha inviato una lettera al governo italiano, segnalando come la presenza di una società statale cinese nel capitale di Pirelli possa entrare in conflitto con le norme americane sui veicoli connessi. Nella missiva si evidenziava anche che le misure adottate da Roma nel 2023 attraverso il golden power non sarebbero considerate sufficienti a mettere l'azienda al riparo da possibili restrizioni negli Stati Uniti. Un segnale di possibile apertura da parte dei cinesi è arrivato, tuttavia, il mese scorso con la nomina di Bnp Paribas come advisor «per valutare opzioni di vendita».
Il calendario resta stretto. Entro metà marzo dovrà essere risolto il nodo della governance, in vista degli adempimenti richiesti dalle autorità statunitensi sulla certificazione dell'assenza di software di origine cinese. In assenza di una soluzione, l'esecutivo di Giorgia Meloni potrebbe valutare un nuovo intervento tramite golden power che sterilizzerebbe i diritti di voto di Sinochem. A rendere ancora più urgente una decisione è infine la scadenza, il prossimo 19 maggio, del patto tra Sinochem e Camfin, che imporrà la definizione di un nuovo assetto di governo societario.
