Difficilmente Carlo Cimbri fa qualcosa senza una solida ragione. Il presidente di Unipol, del resto, aveva arrotondato la partecipazione nella Popolare di Sondrio ben prima che partisse il risiko bancario, quando poi anche lui - attraverso Bper - completò la scalata dell'istituto valtellinese. Anche stavolta, mentre infuriano le voci su una nuova ondata di aggregazioni, il gruppo assicurativo fa una mossa a sorpresa e spunta nel capitale di Banco Bpm. E non con una puntata da poco: investe 300 milioni di euro e si accaparre l'1,5% della banca. Il dato è emerso dai verbali dell'assemblea dello scorso 16 aprile che ha rinnovato il cda dell'istituto milanese, confermando Massimo Tononi presidente e Giuseppe Castagna amministratore delegato. Nel dettaglio, il gruppo presieduto Cimbri si è espresso a favore della lista del Cda contribuendo alla riconferma dei vertici. Il gruppo non si sbottona sui motivi della mossa, ma si limita a far filtrare che si tratta di una «partecipazione finanziaria». L'investimento equivale a meno dello
0,5% dei 63,3 miliardi di euro del portafoglio investimenti della compagnia ma a quasi il 10% dei 3,3 miliardi allocati allo scorso 31 marzo in «Equity and Funds».
Sta di fatto che lo stesso Cimbri, il quale è un manager che punta ad anticipare le mosse altrui, probabilmente si aspetta che qualcosa si muova nei prossimi mesi. Nelle scorse settimane, a chi gli chiedeva di replicare alle affermazioni dell'ad di Mps, Luigi Lovaglio, secondo cui «tutte le strade portano a Siena» ha replicato: «se ha detto così, evidentemente sarà così». Se veramente sarà matrimonio tra Bpm ed Mps, per un gruppo assicurativo potrebbe essere strategico essere presente nell'azionariato di uno dei due anche nell'ottica di ampliare la distribuzione dei propri prodotti in quello che diventerebbe senza dubbio il terzo grande polo bancario in Italia. Non sarebbe peraltro un'idea nuova: prima dell'offerta su Mediobanca, Cimbri si era dichiarato disponibile a rilevare il 10% di Mps in cambio di un accordo distributivo. La stessa Credit Agricole, primo
azionista di Piazza Meda, ha rafforzato nel tempo la presa sull'istituto, anche per erigere un muro a chiunque sia interessato a scalare il suo partner commerciale: non a caso ha arrotondato la sua partecipazione proprio dopo che Unicredit ha lanciato un'offerta pubblica d'acquisto (poi fallita) su Bpm.
Tuttavia, il mercato sta speculando anche sulla possibilità di nozze tra Bper - di cui Unipol è primo azionista - e Banco Bpm, una via poco battuta anche perché in passato il governo avrebbe visto di buon occhio le nozze tra Bpm ed Mps. La situazione al momento è fluida, per cui nessuno scenario è da escludere a priori: un'affermazione peraltro condivisa dall'amministratore delegato di Bper, Gianni Franco Papa, il quale ha detto nelle scorse settimane «mai dire mai» circa la possibilità di nuove mosse sul risiko bancario.
