Béatrice Pilloud, procuratrice generale del Canton Vallese, è al centro dell'attenzione mediatica e delle polemiche in quanto titolare dell'inchiesta sull'incendio al locale di Crans-Montana la notte di Capodanno, in cui sono morte 40 giovani vite. A metterla sotto accusa non sono i media o le autorità internazionali, che hanno chiesto alla Svizzera di fare giustizia ma non interferiscono in alcun modo con l'inchiesta: sono i media svizzeri a puntarle il dito contro, sostenendo che non stia facendo abbastanza per garantire un'indagine accurata che serva a fare luce su quanto accaduto al locale Le Constellation.
Tra i più critici c'è Blick, che in un lungo e dettagliato articolo ha messo in fila tutte le lacune emerse sull'indagine. Emerge una certa sfiducia che l'indagine possa essere condotta regolarmente se resterà in mano alla procuratrice statale del Cantone. In Svizzera, si legge sul giornale, ci sarebbero alcuni "appelli per la ricusazione di Béatrice Pilloud da parte degli avvocati" e "la questione della sua rimozione dal dossier è ormai sul tavolo". Sono sette i punti che il quotidiano ha individuato per criticare il lavoro della procuratrice vallese, in primis il fatto che "è il volto del ministero pubblico sul disastro di Crans-Montana" ma "non istruisce personalmente l'inchiesta penale, nonostante la gravità del dossier".
Pare abbia affidato il caso a quattro procuratori di cui al momento non si conoscono i nomi. Pilloud viene quindi accusata di avere una "comunicazione lacunosa" e di non essere stata efficiente come lo sono state la Francia e l'Italia nel fornire tutte le comunicazioni su vittime e feriti. "La sua mancanza di reattività di fronte alle domande dei giornalisti interroga. Attualmente, l'indirizzo email di Béatrice Pilloud rimanda un messaggio automatico, dicendo che la richiesta sarà trattata il prima possibile", scrive Blick. Ma sono soprattutto gli avvocati a essere spazientiti perché, come dichiarato da Jean-Luc Addor, non hanno ancora "ricevuto comunicazioni ufficiali riguardo al pool dei quattro procuratori incaricati, nonostante siamo parte costituita".
Una delle critiche principali è quella secondo la quale "la Procura vuole escludere le famiglie delle vittime dagli interrogatori condotti dalla polizia, e Béatrice Pilloud ha ribadito questa posizione nel telegiornale della RTS (tv svizzera pubblica, ndr)". Gli avvocati delle famiglie delle vittime considerano una violazione l'impossibilità di assistere all'interrogatorio del responsabile della sicurezza del Comune ma, scrive Blick, "gli avvocati degli indagati sono autorizzati ad assistere agli interrogatori delle vittime". Secondo Addor la motivazione addotta sul rischio di fuga di notizie non regge, in quanto tutte le parti in causa "hanno già accesso al dossier". Blick inserisce nell'elenco dei 7 punti anche la denuncia a piede libero degli indagati, contestata anche dall'ambasciatore italiano in Svizzera. "Questo approccio morbido contrasta con la fermezza attesa dalle famiglie delle vittime, e con il discorso degli italiani, degli avvocati delle vittime e di una parte del pubblico. Domina un'impressione di lassismo, mentre la coppia ha teoricamente tutto il tempo di coordinare le proprie risposte di fronte alla polizia o di fuggire in Francia, che non estrada i propri cittadini", fa notare Blick.
L'avvocato Jean-Luc Addor fa inoltre notare che "in una procedura penale sensibile il ministero pubblico deve dare alla polizia un mandato di perquisizione per ottenere i dossier del Comune". E questa sarebbe dovuta essere un'operazione rapida, che invece ancora non c'è stata. "Se si vuole condurre una procedura credibile agli occhi del mondo, e fare in modo che la gente smetta di parlare di 'maneggi vallesani', l'unico modo era utilizzare metodi credibili. Sfortunatamente, Béatrice Pilloud non lo fa", è il rimprovero a Pilloud. Viene oltre mossa un'accusa di conflitto di interessi, perché "la polizia, su richiesta della procuratrice generale, ha proposto alle famiglie delle vittime tre avvocati per raggruppare le denunce. Peccato che uno di loro sia il cugino dell'avvocato della controparte, ovvero del Comune di Crans-Montana. Lui e un'altra avvocata fanno inoltre parte del Consiglio della magistratura, l'organo di vigilanza della giustizia".
Tutto questo, è la conclusione all'ultimo punto del j'accuse di Blick, deve portare a una sola conclusione: ricusazione della procuratrice vallese e ingresso al suo posto di un procuratore esterno. "Bisogna che il Gran Consiglio vallesano nomini un procuratore straordinario fuori dal cantone affinché si occupi di questo caso. Quello di cui avremmo bisogno è Eric Cottier, l'ex procuratore generale del canton Vaud", ha dichiarato Sébastien Fanti, un altro avvocato delle famiglie delle vittime, secondo il quale "la procuratrice generale sta macchiando l'immagine delle autorità di perseguimento penale vallesane, e quindi del Vallese, e allo stesso tempo della Svizzera".
