Guerra urbana a Torino. Caschi, idranti, camionette che impazzano per la città. Non per un'emergenza improvvisa ma per una manifestazione che sin dalle prime ore mostra il suo vero volto. Le bandiere dei Carc, quelle dell'Api di Mohammad Hannoun, quelle dei Giovani palestinesi, quelle delle varie sigle antagoniste, quelle dei No Tav e quella della Gen Z, che sceglie ancora il teschio di One Piece, si mischiano davanti alla stazione di Porta Nuova. L'odore che pervade la città sa di cannabis. In aria sventolano tante falci e martelli, di vari tipi. La prova di forza contro lo Stato inizia. La prima parte del corteo, quasi piratesca, è riservata alla solidarietà a Mohammad Hannoun e agli altri finiti in carcere nell'inchiesta sulla "cellula italiana" di Hamas. "Hannoun libero" gridano dal camioncino che guida circa 15mila persone. L'organizzazione parla di 40mila. La questione è politica: al corteo partecipa anche Avs, forza di maggioranza torinese, alleata di Elly Schlein e Giuseppe Conte sul piano nazionale. Si procede. "Palestina libera dal fiume fino al mare". Vecchi militanti comunisti si intrecciano con le "seconde generazioni" di maranza. È un moto contro "il governo genocida di Giorgia Meloni". Brahim Baya, imam torinese in testa al corteo, prende il microfono lungo il tragitto che porta al Po: "Questa piazza è l'Italia migliore". Su Instagram precisa: "Essere qui non è estremismo". Circa mille facinorosi si staccano dal serpentone, uscendo dal percorso concordato con la Questura. Si dirigono verso l'ex sede di Askatasuna. I primi lacrimogeni si accendono sotto la Chiesa della Gran madre di Dio. "Sono fuochi d'artificio", ridono i partecipanti. Corso Regina, con un lento crescendo, diventa il teatro di una sommossa. Partono petardi, fumogeni, bottiglie, molotov, spranghe e bombe carta contro i reparti schierati. Può sembrare Parigi nel 2005, le banlieue in rivolta, la "questione sociale".
Ma a Torino, per le strade, non ci sono soltanto le "periferie": c'è un'alleanza che si salda. Potere al popolo, le sigle comuniste, l'islam organizzato e il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni marciano insieme. E ci sono pure i 5S. Intanto i travisati danno fuoco ai primi secchi dell'immondizia. Sul gruppo Telegram "Blocchiamo tutto", si invita a "resistere". Circolano i primi aggiornamenti: ferito un giornalista, una troupe Rai viene aggredita. La tensione sale. Le poche serrande rimaste alzate si chiudono. No, non sono le banlieue. È qualcosa che assomiglia al G8 di Genova. Arriva, puntuale, la tragedia sfiorata. Un gruppo di antagonisti accerchia un poliziotto, lo fa cadere, picchia a sangue: è un linciaggio con tanto di martellate. Primo bollettino: quattro persone arrestate. Si sommano ai fogli di via e ai Daspo della mattinata. Alcuni provvedimenti riguardano cittadini francesi e russi. La violenza è una professione internazionale. Altre persone arrestate: si arriva a dieci. Nell'elenco figurano pure gli anarchici. Aggiornamenti dalla questura: i carabinieri feriti sono cinque, i poliziotti quattro, i finanzieri due. Il Siulp, sindacato italiano unitario dei lavoratori della Polizia, a fine giornata parla di settanta feriti. Tra questi, anche manifestanti. "Un lacrimogeno ha incendiato dei pallet vicino a un albero, l'incendio sta venendo spento", scrivono su "Blocchiamo tutto". E poi "corso Regina ancora resiste. Rimaniamo uniti con la musica della banda". Un blindato viene dato alle fiamme. Gli agenti escono dal mezzo e spengono le fiamme. Attorno alle 19.30 la guerriglia si attenua. Torino è chiusa in casa. Questa è l'"Italia migliore" secondo Brahim Baya? Autonomia 47, il canale di Askatasuna, predica normalità: "Il corteo è arrivato al parco davanti al cimitero, si aspetta che arrivi la coda da Corso regio parco per concludere tutti e tutte insieme". Su "Blocchiamo tutto" viene dato un ordine: "Il corteo si conclude in corso Novara, chi deve prendere i pullman inizi ad andare". E poi l'esultanza: "La giornata è stata incredibile". L'agente del reparto Celere riporta una frattura alle costole, la rottura del bacino e la lacerazione del polpaccio. Prima del caos, l'attività di prevenzione sequestra coltelli, maschere antigas, bastoni e spray. Poteva andare peggio. Torino ne è consapevole. Qualche antagonista ha provato a passare dal Frejus, altri da Monteginevro. È sera ma il Comune prolunga l'ordinanza sulla sicurezza. "Lo Russo si è giocato la poltrona", sussurrano i cittadini, i pochi che circolano, in via XX settembre. In piazza "c'è un'Italia che non si rassegna...persone diverse per fede, storia e cultura, ma unite da un principio semplice: la dignità umana non è negoziabile", incalza sempre Baya, dai social. Sarà.
