Spunta il volto di Meloni in una chiesa restaurata. Per la sinistra è regime

Scritto il 01/02/2026
da Massimiliano Scafi

Un volontario la ritrae in una cappella e scoppia il caos. L'ironia di Giorgia: "Non sembro un angelo"

Sempre, dovunque Giorgia. Eccola, sta pure in chiesa, no, non è andata a messa, è lì sull'intonaco, affrescata nella cappella del Crocefisso e delle Anime Sante, proprio sopra il busto accigliato di Umberto II di Savoia. Capelli al vento, la luce radente sul profilo, un mezzo sorriso beato: un angelo. È così che l'ha raffigurata Bruno Valentinetti, 83 anni, l' "artista di vecchia scuola" con lontane simpatie per Almirante che ha restaurato gli interni della basilica di San Lorenzo in Lucina. "Dite davvero che somiglia?" Infatti è identica. "Sarà una coincidenza. Guardate, c'è pure un putto che sembra Conte". Sacro e profano, e subito scoppia un caso dai profili grotteschi.

Tra visioni e ossessioni politiche, manca solo Dan Brown. Il resto c'è tutto, siamo Roma, che ogni cosa impasta e digerisce. Già San Lorenzo non è una chiesa qualunque, ma un luogo di antichi misteri e di moderni romanzi, dove si riunivano i democristiani e dove la nobiltà nera tiene le sue funzioni. Ora spunta la Meloni, ripresa nell'atto di porgere una corona all'ex sovrano. Lei la prende a ridere. "No, decisamente non somiglio a un angelo". Tutti gli altri no. Il Pd insorge e chiede che intervenga la Soprintendenza. I Cinque Stelle parlano di "propaganda" e vogliono "l'accertamento delle responsabilità". Il ministro Giuli manda un'ispezione. Il Vaticano è imbarazzato. Il Vicariato apre un'inchiesta.

Un po' frastornato, Monsignor Daniele Micheletti, rettore del Pantheon e San Lorenzo, si difende. "I restauri erano necessari, c'era un'infiltrazione d'acqua". Ma la faccia della premier? "Che male c'è? Quelle dell'affresco sono anime del purgatorio. Non vuol dire che siamo meloniani: c'è pure il volto di Umberto II, vuol dire che siamo monarchici?" In ogni caso, spiega, chiedete al restauratore. "Ho ricavato il disegno dalla traccia di prima - dice Valentinetti - L'intervento è stato fatto su un'opera che ho realizzato nel 2000". Insomma, non stiamo mica parlando di un capolavoro, che volete che sia. Ma al centrosinistra la somiglianza non è piaciuta. Irene Manzi e Filippo Zaratti, capigruppo di Pd e M5S in Commissione cultura protestano. "Non è accettabile, un bene tutelato non può riprodurre un viso contemporaneo, è una grave violazione". Giuli si dia da fare. E Rifondazione comunista azzarda un "culto della personalità tipico di un regime, ora la Meloni moltiplicherà i pani e i pesci". Replica Donatella Campione, senatrice FdI: "Siamo al delirio mistico, la sinistra si attacca persino a questo". E via polemizzando. Nemmeno in Vaticano però l'hanno presa bene. Lo sconcerto è tale che il Vicariato è costretto a due note di precisazione. La prima per sottolineare come la Soprintendenza sia stata correttamente informata dei lavori. La seconda, quando l'incidente diventa politico, per puntualizzare come "la modifica del volto del cherubino sia stata un'iniziativa del decoratore non comunicata agli organi competenti". Conclusione: "Approfondiremo la questione con il parroco e valuteremo provvedimenti". Amarezza esprime il cardinale vicario Baldo Reina: "L'arte sacra non va strumentalizzata". Si prevedono guai per Valentinetti e il monsignore, sempre che non abbiano santi in Paradiso.