Siamo nell'Italia dove si fa prima a trovare uno spione che un idraulico. Dove si fa prima a recuperare un dossier, stracolmo di informazioni riservate, intercettazioni, perquisizioni, conti bancari, debiti e adulteri, che a sturare un lavandino che perde.
E per capire chi ne fa il miglior uso (si fa per dire) basta verificare chi questi dossieraggi li difende. Per esempio, il caso Striano ha tirato in ballo ex magistrati di alto rango come Federico Cafiero De Raho, oggi parlamentare del M5S, che ha ingaggiato battaglie politiche e legali contro chiunque abbia raccontato ciò che avveniva alla Direzione nazionale Antimafia quando a guidarla era proprio lui. Il quale oggi siede invece nella commissione parlamentare che dovrebbe indagare su quei fatti. Delle sue dimissioni nemmeno si parla, soprattutto nell'Italia delle poltrone a vita. Anzi, la colpa è dei giornali come il nostro, che hanno l'impudenza di sollevare il caso e qualche dubbio.
Ora è la volta di Report. Anzi, del consulente del programma di inchiesta di Raitre condotto da Sigfrido Ranucci. Al Giornale è bastato pubblicare uno scoop sui database di milioni di file ad uso del commercialista Bellavia per trovarsi sotto tiro da parte (anche stavolta...) dei Cinque stelle, che fra una piazza pro Pal e un super bonus ci vogliono spiegare che la stampa può esprimersi solo se la pensa come loro. E alla Rai può parlare solo chi difende loro e i loro amici. Perché, signori, l'ultima novità antifa di questa sinistra filo Hamas e nostalgica di Maduro è che le inchieste sono inchieste solo quando a farle sono loro.
