L'ultima follia targata Islam: lezioni di Corano ai bambini delle elementari

Scritto il 08/01/2026
da Francesco Boezi

Dagli inviti alle scuole alle lezioni in aula senza protocolli chiari: a Piacenza il caso dell’Istituto Averroè solleva interrogativi su consenso dei genitori, trasparenza e confini tra istruzione pubblica e attivismo religioso

“Per le scuole di Piacenza che fossero interessate a visitare la moschea contattateci in Dm”: è questo il post choc postato dall’Istituto di Studi Islamici Averroè, che propone corsi in cui la materie principali sono “ADAB, AKHLAQ, SIRA, FIQH, HADITH, TARIKH, AQIDAH, DUA’, CORANO”. Insomma, lezioni di Islam che, attenzione, sono state proposte anche a bambini di due quinte elementari delle scuole di Pontenure (Comune nel piacentino) e anche presso il liceo Melchiorre Gioia e il Liceo Statale Colombini. Ma i genitori sono a conoscenza di queste lezioni? È stata chiesta una forma di consenso alle famiglie, soprattutto se si tratta di scuole elementari in cui i bambini cominciano la loro formazione? Il punto è che sono proprio loro a spiegare che come missione hanno quella di portare la conoscenza “non soltanto nella moschea o nell’istituto, ma anche nelle scuole di Piacenza”. Infatti, aggiungono, “una delle nostre attività e andare nelle classi che ci invitano, all’interno dei corsi di religione o storia dell’arte, e parlare dell’Islam agli studenti”. E chi è che, stranamente, ha ripreso la loro iniziativa? Addirittura Al Jazeera, un’emittente finanziata con i soldi del Qatar e che, come riporta anche il Centro di informazione sull'intelligence e il terrorismo Meir Amit è “controllata dalla famiglia reale del Qatar, è uno dei media più importanti del mondo arabo. Per anni ha promosso i programmi dell'Islam sunnita radicale, compresi quelli di Hamas”. Una vasta risonanza per una piccola realtà come quella di Piacenza. O forse siamo davanti a una realtà centrale nella narrazione dell’islam in Italia? La scuola coranica, peraltro, ha sede all’interno del centro culturale islamico su cui Il Giornale sta concentrando una delle sue inchieste, il medesimo che ha perorato raccolte fondi in sostegno della Abspp, l’associazione di Mohammad Hannoun, il giordano filo Hamas in carcere con l’accusa di finanziamento nei confronti dell’organizzazione terroristica. Come si concilia questo mondo con quello dell’istruzione? E, soprattutto, con la laicità dello Stato?


Intanto la politica interviene sul caso delle attività dell’istituto Averroè nelle scuole di Piacenza. A prendere posizione sul tema sono esponenti di Fratelli d’Italia, che segnalano alcuni rischi. Secondo il deputato della Lega Rossano Sasso è “incredibile quanto scoperto da Il Giornale, qui siamo oltre la propaganda, oltre i tentativi di indottrinamento islamico nelle nostre scuole, qui siamo dinanzi ad una scuola coranica che manda i suoi docenti a fare lezioni di islam nelle nostre scuole a ragazzi ma anche a bambini delle elementari. Bisogna fermare immediatamente l'ennesimo tentativo di islamizzazione delle nostre scuole”.


Per la consigliera comunale Sara Soresi di FdI, è «quantomeno anomalo» che soggetti islamici esterni siano entrati nelle scuole durante l’orario di lezione: «La scuola pubblica deve essere un luogo regolato, sicuro e trasparente, e i genitori devono essere informati e consapevoli». Sulla stessa linea il consigliere regionale di FdI Giancarlo Tagliaferri che, richiamando i dati sulla forte incidenza di minori stranieri nel sistema scolastico piacentino, evidenzia soprattutto l’ineeistenza di regole certe: «A fronte di numeri certi, non esistono protocolli o linee guida regionali sui rapporti tra scuole e soggetti religiosi. Non è una questione religiosa, ma di legalità e responsabilità pubblica». E sui centri islamici regionali la situazione resta complessa. Il censimento dell’Emilia Romagna è fermo a 10 anni fa. E dalla Regione, per Tagliaferri, non arrivano neppure protocolli o linee guida.


Ma Piacenza, come abbiamo avuto modo di spiegare, è un fenomeno complesso. Nei giorni scorsi, i vertici del circolo "Non ti scordar di me" di via Cornegliana hanno deciso di sfrattare l'associazione di bosniaci musulmani dagli spazi interni. Questo, almeno, è quanto sostenuto sempre da Fdi. Il motivo? Alla base della decisione ci sarebbe l'attività di preghiera svolta all'interno di un locale in cui operano più associazioni.


Attenzione, infine, al caso di via Mascaretti. Anche lì, almeno dall'inizio dello scorso anno, sono nate polemiche e rivendicazioni sulla possibile inagibilità e non idoneità di uno spazio utilizzato come centro islamico. Tagliaferri ha presentato un'interrogazione in Regione. E così tra scuole islamiche, centri di preghiera che proliferano, sindacalismo militante e Giunta inerme, la provincia emiliana assomiglia sempre di più a uno snodo decisivo per comprendere l'organizzazione dell'islam politico in Italia.