L'Europa ha cambiato passo sulle politiche migratorie e ora, a fronte di una situazione fuori controllo, la maggior parte dei Paesi stanno mettendo in atto nuove strategie per cercare di recuperare anni di eccessiva permissività. Sono finiti i tempi delle porte aperte per tutti, del buonismo imperante che ha fatto entrare in Europa milioni di persone che non ne avevano diritto, a scapito sia dei cittadini europei che dei migranti realmente bisognosi di aiuto. L'Italia ha tracciato il solco, l'Unione europea ha modificato le sue regole e ora i singoli Paesi si stanno attrezzando. Tra questi c'è la Danimarca socialista di Mette Frederiksen, che ha modificato il paradigma per riprendere il mano le redini del Paese, cercando di recuperare quanto più possibile: il primo ministro danese non ha solamente stretto le maglie in ingresso ma sta anche agendo sulle politiche dei rimpatri con soluzioni radicali.
Evidentemente in Danimarca non c'è il problema della magistratura schierata che blocca ogni azione di governo in tema di espulsioni e ingressi, una magistratura che arriva laddove le opposizioni non riescono a intervenire. Ecco perché Frederiksen ha potuto annunciare, nel suo primo discorso dell'anno, la "riforma globale sull'espulsione" che verrà presentata entro poche settimane dal governo, che "significherà che ancora più stranieri criminali saranno mandati fuori dalla Danimarca". La riforma è incardinata sul casellario giudiziario dei migranti, perché introdurrà l'espulsione per chi ha a carico una condanna ad almeno un anno di reclusione, "indipendentemente dal loro legame con la Danimarca". Questa precisione è fondamentale, perché esclude qualunque possibilità di permanenza anche per chi ha un lavoro stabile, una famiglia, una conclamata integrazione sociale.
Non è una novità irrilevante, perché i legami con il Paese ospitante sono spesso alla base dei ricorsi, vinti, in caso di espulsioni, anche nel nostro Paese, in quanto questo principio è regolato della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo. Ma la Danimarca di Frederiksen si è detta pronta a superare la convenzione dopo che 27 Paesi hanno annunciato lo scorso mese il sostegno congiunto per un'interpretazione riformata della Cedu. "Questo renderà chiaro il principio che se, per esempio, vieni condannato per stupro, violenza grave o altri reati gravi, il tuo tempo in Danimarca sarà finito", ha aggiunto Frederiksen. Il principio guida della Danimarca da qui in avanti sarà solo uno: "La protezione del pubblico e delle vittime. Non del colpevole". La Danimarca si prepara a un nuovo approccio che sconfessa la Cedu in attesa della nuova interpretazione, in base al quale "invece di aspettare diversi anni affinché si stabilizzi attraverso le sentenze dei tribunali, stiamo prendendo l'iniziativa e implementeremo la nuova legislazione entro l'estate". Quindi, Frederiksen ha chiuso rivolgendosi direttamente ai migranti: "Non vogliamo la vostra guida spericolata e la vostra cultura del dominio".
